I fabbri di San MarcoFiocco azzurro ! Pubblicata l’ultima fatica di Enrico Ratti.

Enrico Ratti nasce a Venezia nel 1946 da famiglia originaria di Premana (Lecco). Laureato in Scienze Biologiche all’Università di Padova, ha diretto per trent’anni il Museo di Storia Naturale di Venezia. Autore di numerosi articoli scientifici nel campo dell’entomologia, pubblica nel 1990 “Entomologia popolare veneta” per i tipi dell’Istituto dell’Enciclopedia Treccani. Sull’emigrazione da Premana a Venezia ha già scritto una serie di articoli brevi.

 

I fabbri di San Marco

L’emigrazione da Premana e Valvarrone (Alta Valsassina) a Venezia nell’arco di cinque secoli di Enrico Ratti.
 
Nell’ambito del fenomeno migratorio dalle Alpi alle città, storicamente importante dal XVI secolo, l’emigrazione da Premana a Venezia assume connotazioni particolari, per l’esasperata specializzazione dei migranti e per la loro consistenza, considerata la popolazione d’origine.
Le miniere di ferro di Premana, paese della Valvarrone (Lecco) situato in posizione isolata ai piedi delle Orobie, erano sfruttate sin dall’antichità: l’attività principale del paese, sin dal Medio Evo, è stata sempre legata alla lavorazione del ferro. Nella seconda metà del ’500 inizia l’emigrazione verso Venezia, che dal ’600 diviene la meta preferita dei fabbri di Premana. Nascita, sviluppo e fine di questo flusso migratorio di fabbri, coltellinai e ramai, la formazione di una colonia premanese a Venezia, i legami con la madrepatria, le officine gestite dai premanesi, sono analizzati in ogni dettaglio. Infine sono narrate le vicende della famiglia Ratti, che riflettono tutti i momenti del fenomeno migratorio premanese dal 1450 a oggi.
 

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Pubblichiamo Il Prologo dell’opera dell’autore.

“Una vita senza ricerca non è degna d’essere vissuta”.

(Socrate, 469-399 a.C.).

Ho cominciato a scrivere queste pagine nel dicembre 1998, al solo scopo di raccogliere a uso personale notizie sulla mia famiglia, i Ratti soprannominati “Taparéi”, originari di Premana (Lecco) ed emigrati a Venezia come fabbri e ramai.

Mio nonno, Enrico A. Ratti, dattiloscrisse nel 1941 una breve storia della famiglia Ratti. Mio padre, Donato Ratti, custodì con cura documenti, e abbozzò un albero genealogico del nostro ramo famigliare, limitatamente alle ultime cinque generazioni: solo la malattia gli impedì di mettere per iscritto tutti i risultati delle sue ricerche. Anche i miei zii, Antonio (Nino) Ratti e Paola Vidoli Ratti, conservarono molti altri preziosi materiali (che mi furono poi affidati, allo scopo di costituire un archivio famigliare unico). Infine, di recente, Gianluigi Ratti mi ha generosamente affidato una ricchissima documentazione che, una volta riordinata, ha permesso di costituire un archivio famigliare parallelo estremamente prezioso.

Ho quindi ritenuto giusto, seppur dopo tanto tempo, portare a termine il loro lavoro.

Nel corso di questa ricerca genealogica, condotta non solo nell’archivio domestico ma anche in vari archivi pubblici e privati, civili e religiosi, mi sono imbattuto in numerosi documenti riguardanti altri emigrati premanesi e vari aspetti della presenza dei premanesi a Venezia.

Con l’aumento della mia curiosità e col maturare dei miei interessi storici, spronato e generosamente assistito da Antonio Bellati di Premana e da molti amici veneziani d’origine premanese, ho cominciato a raccogliere anche documenti riguardanti l’emigrazione premanese a Venezia, e gli obiettivi della ricerca si sono quindi incredibilmente ampliati.

Molto è stato scritto negli ultimi due secoli a proposito del “fenomeno” Premana e dell’emigrazione premanese a Venezia, a partire dalle “Notizie storico – statistiche di Premana”, raccolte e ordinate dal sacerdote Carlo Gianola (1890), alla ricerca di gruppo “Premana – Ricerca su una comunità artigiana” (1979), a “L’emigrazione a Venezia da Premana e da Grosio” di Ivana Franco (1995), all’imponente produzione dello storico premanese Antonio Bellati (si veda nella bibliografia), ai lavori di Oleg Zastrow (1996), “La chiesa di San Dionigi a Premana”, di Alessandra Dattero (1997), “La famiglia Manzoni e la Valsassina” e di Marco Tizzoni (1998), “Il Comprensorio minerario e metallurgico valsassinese”, per finire con le tesi di laurea di Barbara Salvagno “I Premanesi a Venezia” (1998) e di Giovanni Bellati “Attività economica e vita sociale a Premana e nelle comunità della zona tra Ottocento e Novecento” (2002).

In questa vasta letteratura quello straordinario fenomeno d’emigrazione di massa, sia pure in scala ridotta, che è stata l’emigrazione dei premanesi a Venezia, è però affrontato marginalmente e con una visione per lo più unilaterale, cioè dal punto di vista premanese, e lo stesso Antonio Bellati lamenta la carenza di notizie di fonte veneziana.

L’emigrazione premanese a Venezia è stata trattata, dal punto di vista veneziano, solo in due lavori dedicati alla storia di due famiglie emigrate a Venezia, i Fazzini “da l’Ère” (Lorenza Fazzini Costa, 1980) e i Tenderini (Albino Tenderini, 1985), e in un lavoro di sintesi, la tesi di laurea di Barbara Salvagno, “I premanesi a Venezia” (1998). In tempi anche recenti si è aggiunta una serie di articoli minori, pubblicati per lo più sul periodico premanese Il Corno e su quello veneziano A Fööch, anche di mio pugno.

La tesi di Barbara Salvagno, che purtroppo è rimasta inedita e quindi senza la meritata diffusione, rappresenta in parte il filo conduttore del presente lavoro. Questo non per pigrizia mentale né con intenti di plagio, ma semplicemente perché la natura degli argomenti trattati, e l’ordine di trattazione, risultano molto equilibrati e quindi solo in parte modificabili.

Sia chiaro però che questa ricerca non si pone come rifacimento, o peggio come tentativo di riscrivere, migliorandolo, un testo che giudico ottimo. Le differenze tra i due lavori sono essenzialmente nelle fonti utilizzate per la ricerca.

Nel lavoro di Barbara Salvagno le fonti principali sono quelle orali, supportate da fonti bibliografiche e solo in piccola parte archivistiche: l’emigrazione premanese a Venezia è vista tramite gli occhi dei 2 contemporanei, al più dei loro padri e dei loro nonni: si tratta fondamentalmente della fase finale dell’emigrazione (secondo Ottocento e Novecento).

Nella presente ricerca le fonti utilizzate sono prevalentemente archivistiche, supportate da copiose fonti bibliografiche, mentre le fonti orali sono state utilizzate molto marginalmente. L’emigrazione è esaminata dai suoi primordi, e ne è seguita la naturale evoluzione nel tempo.

I due lavori quindi in qualche modo si integrano, e di ciò ho approfittato, attingendo liberamente dalla tesi di Barbara Salvagno alcuni aspetti non emersi oppure carenti nella mia ricerca: a ella vada la mia riconoscenza e la mia stima.

L’emigrazione e la colonia premanese a Venezia sono dunque il tema di tre delle quattro parti che compongono questo lavoro.

Altri aspetti d’interesse generale si possono comunque cogliere anche nella quarta parte, non secondaria, dedicata alla plurisecolare storia della famiglia Ratti di Premana.

Mi rendo conto che trattare alcune centinaia di personaggi, nell’arco di circa venti generazioni e sei secoli di storia, può dare come risultato un’interminabile elencazione di dati anagrafici, a rischio di soffocare gli avvenimenti od offuscare la “trama” stessa della storia. D’altra parte non ho voluto rinunciare a un taglio piuttosto rigoroso dal punto di vista della ricerca storica e genealogica, inclusa una quasi sistematica citazione delle fonti, in modo tale che questo lavoro, benché amatoriale, possa essere di qualche utilità anche agli storici di professione.

La prima parte del lavoro è dedicata a Premana, di cui si colgono alcuni aspetti storici e socio-ecomomici.

La seconda parte tratta il fenomeno migratorio di massa da Premana a Venezia da parte di artigiani specializzati nella lavorazione del ferro e del rame, la nascita di una comunità premanese a Venezia e il sorgere delle officine.

La terza parte è dedicata al declino e alla fine dell’emigrazione premanese a Venezia e agli oriundi premanesi ancor oggi numerosi nella città lagunare.

Nella quarta parte è descritta l’origine dei Ratti premanesi con i primi personaggi in ordine cronologico sino all’inizio del Seicento, e l’emigrazione a Venezia dei Ratti premanesi, iniziata nella seconda metà del Cinquecento: si è reso necesario trattare separatamente i rami principali nei quali s’era nel frattempo suddivisa la famiglia.

Ognuno dei capitoli da 9 a 12 tratta quindi compiutamente e separatamente la storia d’uno dei quattro rami principali della famiglia, dalla sua origine sino ai nostri giorni (o sino alla sua estinzione).

L’elenco delle fonti e l’indice analitico degli oltre duemila personaggi nominati nel testo potranno costituire una traccia per future ricerche su altre famiglie premanesi a Venezia e su altri aspetti di questo flusso migratorio per certi versi veramente unico.

Sono conscio dei limiti di questo lavoro, che richiederebbe una più ampia e diretta consultazione delle fonti notarili, e d’altri documenti, conservati nell’Archivio di Stato di Milano, e una verifica anagrafica di centinaia di emigranti premanesi nell’Archivio parrocchiale di Premana. Ciò potrà costituire una – assai ipotetica – ricerca successiva, che lascio di buon grado ad altri.

D’altra parte le notizie raccolte finora sull’emigrazione premanese a Venezia e i Ratti di Premana costituiscono un quadro abbastanza completo, il cui interesse può travalicare i limitati confini famigliari e paesani.

E. R., Venezia, 2013.

Continua….