Fin dal primo momento che il presidente, Luigi Danesin, mi ha dato l’incarico di progettare il nuovo sito ho pensato che, per mantenerlo vivo, non bastava limitarsi a pubblicare le attività di volta in volta pianificate, ma bisognava che destasse curiosità ed interesse, quindi essere di stimolo in qualche modo per attrarre i duri alla consultazione di fatto ad usarlo.

Ho quindi pensato, tra le altre cose, di aprire una rubrica dove i soci in prima persona dovevano diventare protagonisti: dare loro lo spazio per raccontarsi.

Ebbene ieri, tra una gara di bocce ed un risotto di asparagi (ospiti di Giulio Fabbris per l’annuale appuntamento a Malamocco), sono riuscito a strappare una promessa a Maurizio Luxardi, vice presidente: il giorno seguente avrebbe rilasciato un’intervista nel suo studio di campo Santa Marina.

R.B.

Domenica, 13 maggio 2012 Intervista a

Maurizio Luxardi vice presidente di Duri i Banchi.

Perché iscriversi a “Duri i Banchi”?

Bella domanda …. e comunque inevitabile soprattutto se rivolta ad un socio che dopo appena qualche anno di iscrizione, è stato ritenuto pronto ad assumere un importante ruolo nel direttivo.

Perché, dunque, iscriversi ad una Società come “Duri i Banchi” ? Almeno per me, per una necessità di “verità”, intesa come onesta semplicità e sincera nonché spassionata amicizia; nei “Duri i Banchi”, si percepisce un vera sensazione di “condivisione”. Principi che, probabilmente, in una realtà sociale come l’attuale sono considerati risibili o semplicemente superati, ma che personalmente considero invece estremamente importanti e che rappresentano dei significativi valori di riferimento per ciò che ritengo debba essere il vivere, o meglio, il convivere quotidiano.

Ma allora, non è una semplice Società benefica e di allegri bontemponi, come si dice in giro?

Be’, direi proprio di no, o almeno, non soltanto. Il motto della nostra Società, sancito dall’art. 3 dello Statuto, è:  Amarsi, Beneficare e Divertirsi   quindi, ci siamo per le due ultime definizioni, ma nella Sua osservazione manca completamente ogni riferimento al primo -e dunque probabilmente più importante- aspetto: l’ “Amarsi”; e amarsi, per i Duri, vuol dire proprio “stare bene insieme”, “con-dividere” con gli altri ciò che ognuno intende spartire con una persona fidata, con un amico …

Perché, vede, la nostra Società ha una caratteristica fondamentale: la libertà di pensiero e di partecipazione; è costituita da un gruppo variegato di persone provenienti di differenti esperienze formative e professionali: vi sono imprenditori e commercianti, impiegati e professionisti, artigiani e funzionari, tutti però accomunati da uno spirito di reciproco rispetto e fratellanza nel semplice piacere di stare insieme.

E non avete degli obiettivi sociali primari nei riguardi dell’esterno?

Sicuramente sì, e ora gliene elenco certamente alcuni, però ho piacere di ribadire che il presupposto fondamentale è “Amarsi”, che vuol dire compartecipare, condividere, comprendere, in altri termini -come dicevo- “stare bene insieme”.

Al momento dell’approccio con un nuovo aspirante, i due Padrini (così si chiamano coloro che sono deputati alla introduzione di una nuova persona nella Società) richiedono essenzialmente un impegno: partecipare assiduamente. Perché per noi è fondamentale che il socio presenzi alle varie riunioni e personalmente contribuisca al miglioramento della nostra Società; con la partecipazione ci si conosce, con la partecipazione si riesce a condividere e comprendere, per giungere quindi a stare bene insieme, per poi essere in grado di “Beneficare“. Stando bene assieme, serenamente, in amicizia, in buona compagnia, con il libero desiderio di incontrarsi non derivato da alcuna imposizione, ma col solo impegno morale di “esserci”, si perviene a quello sviluppo interiore e collettivo che permette veramente di riferirsi nei confronti degli altri in maniera fattiva, nella convinzione che solo operando in gruppo si ottengono i risultati migliori.

Penso sia difficile in un momento storico come l’attuale capire l’importanza della condivisione e della compartecipazione, proprio perché oggi l’incitamento alla divisione ed alla contrapposizione sociale è sotto gli occhi di tutti: ogni giorno i vari mass media predicano costantemente la litania della recriminazione, del malessere sociale e della controversia, senza per altro proporre alcun atteggiamento positivo che possa dare almeno un momento di speranza; ecco, noi Duri con il nostro modo di essere e di rapportarsi con l’esterno, abbiamo la presunzione di voler superare tali condizionamenti sociali, rispondendo con l’unione, l’attenzione ai problemi degli altri e la solidarietà .

In tal senso, ed arrivo a rispondere alla domanda posta, la principale attività del Sodalizio verso l’esterno, si concretizza con effettive azioni di beneficenza nei riguardi di quelle realtà che si sono proposte autonomamente alla nostra attenzione o che i nostri Soci hanno individuato necessitanti di aiuto. Ecco che con molta umiltà, ma con altrettanta concretezza siamo intervenuti nei confronti di istituzioni cittadine che si prodigano per l’aiuto ai più bisognosi, sia in campo economico che in ambito medico-assistenziale.

E i fondi per fare tutto ciò?

Ci auto-tassiamo, o meglio, la quota di iscrizione è conformata su queste primarie finalità; parte degli introiti è infatti prevista per lo “stare insieme” come si diceva, e quindi provvedere all’organizzazione degli incontri periodici, ma la parte più consistente è destinata all’attività benefica.

Quindi una Società caritativa a tutti gli effetti?

Bè, non soltanto … I “Duri i Banchi” sono presenti a pieno titolo anche nell’attività culturale della città nel completo rispetto dello spirito del nostro statuto che all’art. 1 recita: “La Società DURI I BANCHI, costituita in Venezia il 12 dicembre 1903, ha lo scopo di promuovere e realizzare iniziative culturali ed assistenziali idonee a sviluppare la Socialità ed il senso civico intese nelle forme più aperte ed elevate, con particolare riguardo al concetto di veneziani inserito nel patrimonio culturale della Città: dalle scienze, lettere ed arti, alle forme e discipline della sua vita Sociale e delle sue tipiche attività economiche, dei suoi usi e costumi e colore locale” e difatti giusto quest’anno siamo intervenuti affiancando il prof. Zanetto nel suo prezioso ed approfondito contributo storico su uno dei significativi protagonisti della vicenda cittadina. Uno spaccato della cronaca veneziana attraverso le vicissitudini del Campanile di San Marco “El Paron de casa“, dalla sua primaria costruzione, via via sino all‘epoca moderna; ricerca che si è concretizzata in un’appassionante pubblicazione patrocinata appunto dai “Duri i Banchi“.

Senza contare l’oramai pluriennale azione di sostegno attuata nei confronti degli studenti più meritevoli dell’Istituto d’Arte veneziano, che attraverso l’assegnazione di borse di studio per ogni ciclo di studio, intende contribuire alla preparazione di coloro che in futuro continueranno a valorizzare la creatività e l’estro artistico della cultura artigianale veneziana, meritatamente apprezzata in tutto il mondo.

E per finire voglio anche ricordare il recente intervento di restauro conservativo del monumento a Niccolò Tommaseo, in Campo S. Stefano, interamente realizzato con i fondi messi a disposizione dai “Duri i Banchi” e che si colloca all‘interno di quell‘altro importante filone di impegno che il nostro Sodalizio si è imposto riguardo la salvaguardia del patrimonio storico ed artistico veneziano.

Come vede, quindi, non solo attività di semplice sia pur meritevole beneficenza, ma anche puntuale attenzione a quanto può riguardare il “concetto di veneziani inserito nel patrimonio culturale della Città”.

Un’ultima domanda: chiunque può far parte dei “Duri i Banchi“?

Sicuramente sì, in quanto non c’è preclusione di sorta, come si diceva; l’unica predisposizione che si richiede è di essere disponibili nei confronti degli altri. Non a caso l’art. 11 indica che: “Alla Società DURI I BANCHI possono appartenere uomini stimati, cittadini veneziani desiderosi di occupare il loro tempo libero in armonia e amicizia, nei modi conformi agli obblighi sociali. In particolare possono appartenere coloro che aspirano ad allacciare rapporti utili nel campo creativo, benefico e culturale”. Vede, il motto Duri i Banchi, da cui il Sodalizio che il prossimo anno compierà 110 anni di storia ha ritenuto di fregiarsi per la sua denominazione sociale, era il grido che il comandante della galera veneziana, urlava un attimo prima che lo sperone anteriore entrasse in collisione con la fiancata della nave nemica; dunque un perentorio invito ai rematori a opportunamente aggrapparsi ai “banchi” di voga su cui sedevano, onde non subire passivamente il violento urto del terribile impatto. Oggi, i nostri Soci continuano a salutarsi in ogni occasione di incontro con l’espressione “Duri !” a continua e forte testimonianza che la nostra Società si fonda sulla coesione, solidarietà e compartecipazione in uno spirito di profonda e radicata venezianità.