Il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, e il vice sindaco, Michele Vianello, si sono incontrati oggi a Ca’ Farsetti, con i soci della Società “Duri i banchi” guidati dal presidente Giovanni Rohr: l’incontro ha costituito l’occasione per ufficializzare il completato restauro della statua di Niccolò Tommaseo in campo Santo Stefano, finanziato dalla “Duri i banchi” per il centenario.

Nell’indirizzo di benvenuto e di congratulazioni per la ultracentenaria attività della “Duri i banchi” all’insegna del motto “amarsi, beneficare, divertirsi”,  il sindaco ha annotato come la società non abbia soltanto un significato di memoria storica e di testimonianza delle tradizioni, ma si ponga come esempio associativo e di confidenza sulle proprie forze che è di grande attualità: nella società di oggi da soli si va poco lontano, ma si va poco lontano anche se si conta soltanto sull’aiuto dell’ente pubblico. Due sono i rischi da superare, apparentemente opposti ma di fatto complementari che minacciano di portare al disastro la società di oggi, ha detto Cacciari: quello dell’ “ognuno si arrangi” che elimina i più deboli, e quello del “di noi si prenda cura l’ente pubblico”, che è un appello vacuo, non essendo le finanze pubbliche più in grado di sostenere la “inflazione di domande” che viene da quella che è stata definita “una società delle spettanze”. Se vogliamo che l’Italia possa ripartire, ha continuato il sindaco, il pubblico deve concentrare tutte le scarse risorse su obiettivi strategici, a cominciare dal sostegno a percorsi di formazione e di ricerca, che sono alla base di una società moderna, e i privati devono far squadra e dar vita ad associazioni autonome in grado di svolgere funzioni di pubblico interesse. La “Duri i banchi”, ha aggiunto Cacciari, è tutt’altro che sola memoria storica, è esemplare nell’affrontare la sfida del futuro; e ricordando che è nata nella stessa stagione in cui sorsero i sindacati, le cooperative, le leghe, le varie forme associative di assistenza e di previdenza, il sindaco ha invitato i soci della “Duri i banchi” a essere fedeli allo spirito delle origini, il carattere “a venire” dell’associazionismo, e con questo spirito aiutare la città.