Saluto del socio “anziano” in occasione dei festeggiamento del centenario dalla fondazione della società

Cari consoci,

la nostra Società, che frequento ormai da quasi cinquant’anni, compie oggi il suo primo secolo di vita.

Ricordo ancora assai bene il primo incontro ufficiale con i “Duri”, nella fredda sera del 6 gennaio 1956, ma allora l’Epifania non aveva l’importanza che le si dà ora. Fu presso la trattoria Antica Carbonera, allora eletta a sede sociale. Una serata semplice, come tante e tante che ho vissuto anche in seguito assieme a voi, ma ricca per spirito con cui tutti allora la vivemmo.

Ricordo Luigi Piasentin e Carlo Arrigoni, i santoli, che mi parlarono per primi della Società, dei suoi scopi benefici e di quell’antica e allegra convivialità che vi regnava.

Ricordo soprattutto Roberto Feiffer, il Presidente, che mi prese subito sotto la sua ala protettiva, al pari di tutti gli altri, illustrandomi la storia della Società e facendo di tutto per aiutarmi ad inserirmi al più presto tra i nuovi amici.

Ricordo Pietro Cargasacchi, il sindaco di calle della Bissa, che entrò con me quella sera.

Ricordo il momento del battesimo, con il sale, simbolo di saggezza, e l’acqua, simbolo di purezza, e quelle parole «Amarsi, Beneficare, Divertirsi», che mi sembrarono tanto belle quanto utopistiche. Invece no, perché in questi anni tra voi sono riuscito a realizzarle e viverle davvero nel loro significato.

Feiffer è stato certo un grande Presidente, forse ineguagliabile, e la sua scomparsa ha lasciato un grande vuoto, facendoci sentire tutti un po’ orfani.

Dopo Giacomo Da Tos e Bruno Bosco, nel 1977 fui chiamato io a presiedere la Società.

In questa, lo sapete bene, manca un consiglio direttivo e tutte le decisoni spettano solo ed esclusivamente all’assemblea, per cui, nonostante si regga il “Bastone di comando”, presiedere non vuol dire dirigere, bensì solo coordinare l’attività comune. Alla presidenza fui chiamato ancora nel 1990 e nel 1997. In tutti questi anni ho cercato di mettere in pratica il messaggio trasmesso con quelle tre parole d’ordine, che ho fatto intimamente mie, così come i Presidenti che mi sono succeduti, Gino Camata, Rodolfo Cappello e, oggi, Tullio Cambruzzi.

È inutile nasconderselo, non sempre sono stati momenti facili. Eppure, grazie alla volontà di tutti, la nostra Società è vissuta nel tempo sostenuta dallo spirito particolare che la pervade, quello spirito che si identifica nel suo motto «Duri i banchi», che significa saldezza morale e impegno umano: doti comunque indispensabili per affrontare la vita.

In questo anniversario non è però al passato che rivolgo le mie maggiori attenzioni, bensì al futuro. Sono certo che la Società, forte ormai di una consolidata esperienza, saprà prosperare ancora a lungo, intimamente legata com’è allo spirito più vero e più profondo di questa nostra amata città di Venezia.

Duri i banchi a tutti.

 

Venezia, 12 dicembre 2003

Luigi Danesin